- Hai mai pensato - così, tanto per provare a pensare - che se fosse una cosa di kazzo - e sono offesa - una cosa di kazzo non è che debba proprio proprio proprio averla con te che c'hai un sacco di cose che pensi e non capisco e fumi troppo e a trovarmi un altro kazzo non ci metto tanto, pure senza la k, anzi senza la k ancora meno, keccisono gente kellakappa non piace ma scoparmi mi scoperebbe senza tante storie e con poche sigarette.
- Ho visto quanto poco ci metti a trovare un altro.
Pochissimo, veh. Col potere della fantasia. O un altro potere a caso. Tipo pornoxman. Bamf, e appare Rocco Siffredi che mi straripassa in cinque diverse posizioni. Può andare, come storia di kazzo, o pensavi a qualcosa di meno esplicito?
- Sei sciocca.
Una sciocca trovakazzi. Uno qui, l'altro là, si raccolgono a mazzi. Potrei cortesemente avere un vaso per sistemare il mio bouquet di minkie varie? Molto gentile, grazie.
Silenzio, e la mia comprensione - della natura, delle cose, degli skazzi, dei kazzi - non migliora per nulla. Anzi, regredisce. Leonardo è scocciato perché ho mostrato un entusiasmo eccessivo nei confronti della sua mercanzia e (/o) perché l'entusiasmo l'avrei mostrato nei confronti di altri esemplari di provenienza ignota.
Eh? ._.
- Ah, la faccetta smarrita della povera Alice. Una delle tue interpretazioni migliori.
Fnkl?
Io non interpreto; quando chiedono: "Ci sei o ci fai?" rispondo senza esitare.
Ci sono.
Sono nel posto delle persone che non capiscono.
- Bah.
- Bah?
- Sai benissimo di cosa sto parlando.
- Oppure?
- Senti, Alice.
Sento.
- Io non sono un idiota.
Non a tempo pieno, almeno.
- Mi rendo ben conto delle attenzioni che ricevi.
Tipo due giorni fa all'Esselunga, che volevo prendere la cola e l'ultima bottiglia rimasta era sul ripiano più alto dello scaffale, in fondo in fondo dove non ci si arriva e non c'era neppure lo sgabellino pieghevole. Ma fortunatamente io ricevo attenzioni, così un gentile (e attento. e alto) commesso mi ha detto: "Vuoi la cola?" e io ho detto: "Sì, grazie" e lui mi ha passato la cola. E poco dopo, nel corridoio accanto, c'era una vecchina che desiderava una confezione di broccoli surgelati ma sfortunatamente era una vecchina senz'attenzioni e così nessun commesso (né gentile né attento né alto) le porgeva alcunché. Triste? Immaginati la scena: la vecchina, i broccoli, una canzone di Renato Zero. Eh, sì, io ai broccoli arrivavo, ma col cavolo che mi metto a dare attenzioni a una vecchina sfigata, nana e amante dei.
Cavoli.
Appunto.
- Ma ho sempre apprezzato la tua fermezza nel rifiutarle.
Ecco, guarda, sinceramente confesso che non sempre le rifiuto.
Per esempio quando la bottiglia di cola è in fondo al ripiano alto dello scaffale, così in fondo che anche se saltello come Chobin non ci arrivo, mentre al commesso gentile e attento basta allungare il braccino per rendermi felice.
Però è un problema che possiamo risolvere. Io posso smettere quando voglio. Col tuo aiuto, naturalmente, e con qualcosa che dia sollievo alla sindrome da astinenza. Un chinotto, per esempio. O del succo di ananas, dalle note proprietà depurative e disintossicanti e - si dice - sarebbe bene lo bevessi tu, anche se il tuo sapore a me piace e va bene, bevo troppa cola, non sapevo ti dessero così fastidio i rutti col botto.
- Alice, di cosa stai parlando?
Non lo so.
Tu di cosa stai parlando?
- Del dottore.
Il dottore?
Il dottore che?
Il cardiologo?
Un settantenne quasi calvo, moderatamente panzato e alto una decina buona di centimetri meno di me?
Temo tu stia sopravvalutando il fascino del camice bianco.
- Non sopravvaluto nulla. Non mi riferivo al primario, ma al suo assistente.
Lo schiavo?
- Lo specializzando.
- Alessandro?
- Fa piacere sapere che ricordi il suo nome.
Beh, sì, lo ricordo. Un po' perché è la quarta o la quinta volta che lo vedo, un po' perché difficilmente scordo qualcosa, un po' perché è un nome facile da ricordare, ha qualcosa di familiare.
- Bambolina, vuoi vendermi che ricordi di lui perché si chiama come tuo fratello?
Mi, che tono sminkioso.
Vediamo.
Ricordo di lui perché - aspetta l'ho detto tre secondi fa, ce la posso fare: ricordo di lui perché è la quarta o la quinta volta che lo vedo, perché difficilmente scordo qualcosa E perché è un nome facile da ricordare. Ha qualcosa di familiare.
- Il fatto che sia un medico alto coi capelli scuri e gli occhi chiari contribuisce per caso a renderlo maggiormente familiare?
No, non direi. Alex non è così alto, e poi ha i capelli rossi e gli occhi nocciola, come me, perché è mio fratello, e spesso i fratelli hanno gli stessi colori, come Mino e Gil che sono biondi cogli occhi azzurri, o tettuofratello che siete mori cogli occhi neri ma non tuo fratello l'altro, che è castano cogli occhi verdi.
- Alice. Il dottore.
Sì.
Quello alto.
Coi capelli scuri.
E gli occhi chiari.
Oh.
Ooh.
- Ma guarda che non era mica il Doc, veh. Non gli somiglia neppure tanto, ok, l'altezza è più o meno quella, ma i capelli sono diversissimi, il Doc non li porta così lunghi, e poi i suoi occhi sono blu, ma blu scuro, a volte sembrano quasi verdi, per non parlare della voce, e le mani, e la bocca, e
- Non lo voglio sapere!
Uh, ok.
Allora sto zitta.
- No, parli. Parli e mi spieghi perché dovrei tollerare di vederti tutta allegra mentre un altro ti ronza attorno, ti vede nuda, ti tocca il seno...
Potresti evitare di dirlo come se avessi fatto una lap dance sbattendogli le tette in faccia? Ho levato il vestito quando il dottore - quello vecchio e panzato - ha detto: "Facciamo un elettrocardiogramma di controllo" e l'Alessandro mi ha toccata cogli elettrodi.
- E non solo quelli.
Sì, minkiaminkia, non li ha tirati colla fionda, mi avrà sfiorato tre millimetri di tette, non mi ha mica solleticato i capezzoli con una mano mentre coll'altra mi carezzava il clitoride, distraendomi e lubrificandomi in vista della penetrazione anale che tipicamente conclude le mie visite dal cardiologo.
- Le visite da cardiologo, non so, certo che quando c'è di mezzo un dottore alto moro e cogli occhi chiari, tu...
No, Leo, veramente, no, no, e no. Non lo sopporto, non ho fatto niente, era una visita medica, non ho fatto niente, non era il Doc, non lo era non lo era non lo era, non ho fatto niente, non era lui e non ho fatto niente, sono così arrabbiata che mi viene da piangere e non voglio più ascoltarti.
- Non mi ascoltare allora. Vattenne, va.
Me ne vatto. Senza nemmeno voltarmi indietro, cammino sino in fondo alla strada, giro a destra e salgo sul tram provvidenzialmente in arrivo.
Che non è nemmeno il tram giusto - c'ho messo quaranta minuti ad arrivare a casa ed ero a meno di due chilometri - ma non importa e durante il tragitto ho avuto modo di calmarmi, di chiamare l'ufficio, di chiedere di prenotarmi un posto sull'ultimo volo della sera.

















