I pensierini di girliegirl di giovedì, 11 giugno 2009, ore 01:30
Perché senz'altro
[senz'altro che sei mia - e di chi altro]

[segue. Per quel che mi ricordo e per quanto risulta dagli appunti dell'epoca. Dai quali si deduce che si era circa al punto in cui Leonardo è brutto e cattivo mentre la povera Girlie è brava, bella e buona. Sino a prova contraria e sino a che i post li scrivo io]

[che poi adesso mi stavo chiedendo: "Ma - oltre a dimenticare un certo numero di maiuscole a inizio periodo - avessi mai fatto caso che dopo tutte 'ste parentesi quadre andrebbe forse un punto. Sì? Prima o dopo? O mai? Il correttore automatico tace].

- Hai mai pensato - così, tanto per provare a pensare - che se fosse una cosa di kazzo - e sono offesa - una cosa di kazzo non è che debba proprio proprio proprio averla con te che c'hai un sacco di cose che pensi e non capisco e fumi troppo e a trovarmi un altro kazzo non ci metto tanto, pure senza la k, anzi senza la k ancora meno, keccisono gente kellakappa non piace ma scoparmi mi scoperebbe senza tante storie e con poche sigarette.


- Ho visto quanto poco ci metti a trovare un altro.

Pochissimo, veh. Col potere della fantasia. O un altro potere a caso. Tipo pornoxman. Bamf, e appare Rocco Siffredi che mi straripassa in cinque diverse posizioni. Può andare, come storia di kazzo, o pensavi a qualcosa di meno esplicito?

- Sei sciocca.

Una sciocca trovakazzi. Uno qui, l'altro là, si raccolgono a mazzi. Potrei cortesemente avere un vaso per sistemare il mio bouquet di minkie varie? Molto gentile, grazie.

Silenzio, e la mia comprensione - della natura, delle cose, degli skazzi, dei kazzi - non migliora per nulla. Anzi, regredisce. Leonardo è scocciato perché ho mostrato un entusiasmo eccessivo nei confronti della sua mercanzia e (/o) perché l'entusiasmo l'avrei mostrato nei confronti di altri esemplari di provenienza ignota.

Eh? ._.

- Ah, la faccetta smarrita della povera Alice. Una delle tue interpretazioni migliori.

Fnkl?
Io non interpreto; quando chiedono: "Ci sei o ci fai?" rispondo senza esitare.
Ci sono.
Sono nel posto delle persone che non capiscono.

- Bah.
- Bah?

- Sai benissimo di cosa sto parlando.
- Oppure?

- Senti, Alice.

Sento.

- Io non sono un idiota.

Non a tempo pieno, almeno.

- Mi rendo ben conto delle attenzioni che ricevi.

Tipo due giorni fa all'Esselunga, che volevo prendere la cola e l'ultima bottiglia rimasta era sul ripiano più alto dello scaffale, in fondo in fondo dove non ci si arriva e non c'era neppure lo sgabellino pieghevole. Ma fortunatamente io ricevo attenzioni, così un gentile (e attento. e alto) commesso mi ha detto: "Vuoi la cola?" e io ho detto: "Sì, grazie" e lui mi ha passato la cola. E poco dopo, nel corridoio accanto, c'era una vecchina che desiderava una confezione di broccoli surgelati ma sfortunatamente era una vecchina senz'attenzioni e così nessun commesso (né gentile né attento né alto) le porgeva alcunché.  Triste?  Immaginati la scena: la vecchina, i broccoli, una canzone di Renato Zero. Eh, sì, io ai broccoli arrivavo, ma col cavolo che mi metto a dare attenzioni a una vecchina sfigata, nana e amante dei.
Cavoli.
Appunto.

- Ma ho sempre apprezzato la tua fermezza nel rifiutarle.

Ecco, guarda, sinceramente confesso che non sempre le rifiuto.
Per esempio quando la bottiglia di cola è in fondo al ripiano alto dello scaffale, così in fondo che anche se saltello come Chobin non ci arrivo, mentre al commesso gentile e attento basta allungare il braccino per rendermi felice.

Però è un problema che possiamo risolvere. Io posso smettere quando voglio. Col tuo aiuto, naturalmente, e con qualcosa che dia sollievo alla sindrome da astinenza. Un chinotto, per esempio. O del succo di ananas, dalle note proprietà depurative e disintossicanti e - si dice - sarebbe bene lo bevessi tu, anche se il tuo sapore a me piace e va bene, bevo troppa cola, non sapevo ti dessero così fastidio i rutti col botto.

- Alice, di cosa stai parlando?
Non lo so.
Tu di cosa stai parlando?

- Del dottore.
Il dottore?
Il dottore che?
Il cardiologo?
Un settantenne quasi calvo, moderatamente panzato e alto una decina buona di centimetri meno di me?
Temo tu stia sopravvalutando il fascino del camice bianco.

- Non sopravvaluto nulla. Non mi riferivo al primario, ma al suo assistente.
Lo schiavo?

- Lo specializzando.
- Alessandro?

- Fa piacere sapere che ricordi il suo nome.
Beh, sì, lo ricordo. Un po' perché è la quarta o la quinta volta che lo vedo, un po' perché difficilmente scordo qualcosa, un po' perché è un nome facile da ricordare, ha qualcosa di familiare.

- Bambolina, vuoi vendermi che ricordi di lui perché si chiama come tuo fratello?
Mi, che tono sminkioso.
Vediamo.
Ricordo di lui perché - aspetta l'ho detto tre secondi fa, ce la posso fare: ricordo di lui perché è la quarta o la quinta volta che lo vedo, perché difficilmente scordo qualcosa E perché è un nome facile da ricordare. Ha qualcosa di familiare.

- Il fatto che sia un medico alto coi capelli scuri e gli occhi chiari contribuisce per caso a renderlo maggiormente familiare?
No, non direi. Alex non è così alto, e poi ha i capelli rossi e gli occhi nocciola, come me, perché è mio fratello, e spesso i fratelli hanno gli stessi colori, come Mino e Gil che sono biondi cogli occhi azzurri, o tettuofratello che siete mori cogli occhi neri ma non tuo fratello l'altro, che è castano cogli occhi verdi.

- Alice. Il dottore.
Sì.
Quello alto.
Coi capelli scuri.
E gli occhi chiari.

Oh.
Ooh.

- Ma guarda che non era mica il Doc, veh. Non gli somiglia neppure tanto, ok, l'altezza è più o meno quella, ma i capelli sono diversissimi, il Doc non li porta così lunghi, e poi i suoi occhi sono blu, ma blu scuro, a volte sembrano quasi verdi, per non parlare della voce, e le mani, e la bocca, e

- Non lo voglio sapere!
Uh, ok.
Allora sto zitta.

- No, parli. Parli e mi spieghi perché dovrei tollerare di vederti tutta allegra mentre un altro ti ronza attorno, ti vede nuda, ti tocca il seno...

Potresti evitare di dirlo come se avessi fatto una lap dance sbattendogli le tette in faccia? Ho levato il vestito quando il dottore - quello vecchio e panzato - ha detto: "Facciamo un elettrocardiogramma di controllo" e l'Alessandro mi ha toccata cogli elettrodi.

- E non solo quelli.
Sì, minkiaminkia, non li ha tirati colla fionda, mi avrà sfiorato tre millimetri di tette, non mi ha mica solleticato i capezzoli con una mano mentre coll'altra mi carezzava il clitoride, distraendomi e lubrificandomi in vista della penetrazione anale che tipicamente conclude le mie visite dal cardiologo.

- Le visite da cardiologo, non so, certo che quando c'è di mezzo un dottore alto moro e cogli occhi chiari, tu...
No, Leo, veramente, no, no, e no. Non lo sopporto, non ho fatto niente, era una visita medica, non ho fatto niente, non era il Doc, non lo era non lo era non lo era, non ho fatto niente, non era lui e non ho fatto niente, sono così arrabbiata che mi viene da piangere e non voglio più ascoltarti.

- Non mi ascoltare allora. Vattenne, va.
Me ne vatto. Senza nemmeno voltarmi indietro, cammino sino in fondo alla strada, giro a destra e salgo sul tram provvidenzialmente in arrivo.

Che non è nemmeno il tram giusto - c'ho messo quaranta minuti ad arrivare a casa ed ero a meno di due chilometri - ma non importa e durante il tragitto ho avuto modo di calmarmi, di chiamare l'ufficio, di chiedere di prenotarmi un posto sull'ultimo volo della sera.

[fine del post. Sono stata in trasferta tutta la settimana, ignorando chiamate telefoniche, richieste di conversazione sul messenger, messaggi di posta elettronica e in generale qualunque forma di comunicazione contemplasse Leonardo come interlocutore]
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I pensierini di girliegirl di domenica, 31 maggio 2009, ore 06:16
If love is the answer
[could you rephrase the question?]
[a grande richiesta, un post che non spiega quasi nulla e per di più è scritto col kulo. Che vi ricordo essere la mia parte migliore]


Dall'Altraparte ho fatto cenno, nei commenti, al matrimonio di Leonardo. Lamentandomi marginalmente di non aver ricevuto alcun invito formale. ^_^'
Ma era un lamento così, tanto per farvi pena e ramazzare qualche parola di conforto, regali, denaro, cariche pubbliche e onoreficenze di vario genere. Niente di ché, insomma.

Purtroppo il prof legge il blog ed è permaloso, tanto da insistere nel farmi avere un invito alla festa per il fidanzamento, marcando vigorosamente il fatto che la mia assenza sarebbe stata inaccettabilmente offensiva. A me spiace offenderlo - gli sono tanto affezionata ^_^' - ed è per questo che subito dopo la Pasqua mi sono presentata a casa dei suoi genitori. Scortata dal babbo e dall'amico del cuore.

Circa.

Quattro giorni prima.
Shopping a Roma. Alberto trova sollievo al proprio senso di colpa e fors'anche al proprio feticismo mal represso insistendo per omaggiare la Girlie di un paio di décollétes (Light Gold Metallic Leather, tacco 10. Si nota il sorriso ebete che metto su ogni volta che le guardo?) che meravigliosamente accompagnano l'abitino in seta - corto corto, asimmetrico, leggermente drappeggiato sulla spalla sinistra - acquistato la settimana prima in trasferta. Niente calze, si conta sulla clemenza del tempo. Boxer e reggiseno a fascia - io il reggiseno l'avrei di norma evitato, ma l'abito è parecchio trasparente. Sono felice. :D

Quattro ore prima.
Ho perso Ste. È uscito a fare colazione, all'ora di pranzo, e non è ancora tornato e non risponde al cellulare. Messaggio, messaggio, messaggio.

Tre ore prima.
Arriva la macchina, non arriva Stefano. Altro messaggio.

Due ore e cinquanta minuti prima.
Stefano non arriva, ma risponde al telefono. Dicendo d'essere occupato (femmina) e di avere intenzione di raggiungerci entro sera prendendo un treno. Non mi fido molto, né di Ste né delle ferrovie dello Stato, ma non importa, salgo in macchina e guido come se il navigatore mi fosse amico. Sino a Salerno. Poi sbaglio strada.

Ore diciotto e ventidue minuti.
Ingresso trionfale.
Non mi si fila tipo nessuno, ed è un bene. Così posso riprendere a respirare, che tra l'agitazione e la fatica di percorrere il vialetto in ghiaia col tacco dieci, ansimo come un maniaco de' giardinetti.

Ore diciotto e venticinque minuti.
Leonardo si accorge della nostra presenza e si avvicina per salutare. Una maschia stretta di mano ad Alberto e due casti baci sulle guance per me. Vorrei parlargli, anche per cinque soli minuti, ma una folla di parenti e amici lo reclama e io riesco a mala pena a sussurrare un "prof...", dolce dolce, a voce bassa bassa. Troppo bassa: non mi sente e già scompare. è_é

Ore diciotto e ventisei minuti.
Altri saluti, presentazioni, cose di noia, imbarazzo, disagio.

Ore ventidue e venticinque minuti
Arriva Stefano. Sobrio. Quasi.

Ore due e ho perso il conto dei minuti.
Io e i due uomini ci congediamo e torniamo a Roma.
Mi addormento in macchina, come i bambini piccoli o le Girlie molto stanche.

[continua, dall'Altraparte, l'inserto pornodemente del blog]
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I pensierini di girliegirl di mercoledì, 20 maggio 2009, ore 23:24
Gli esami
[non finiscono mai. Epperò.]

Mentre la primavera avanza e le giornate s'allungano, i cari affezionati lettori di questo blog si domandano cupi che fine abbia fatto la Girlie.
E la Girlie risponde.

:D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D

Con una salva di faccine sorridenti, solari e compiaciute del fatto che la Girlie abbia finalmente superato l'ultimo esame della sua quasi decennale carriera accademica. Detto così, "quasi decennale", fa abbastanza tristezza, oltre che insipienza, ignoranza e mancanza di applicazione. Ma ho un sacco di giustificazioni, alcune sincere, altre quasi credibili.

Comunque.

Qualche settimana fa mi presento allo scritto, armata di penna stilografica, buone intenzioni e una preparazione che al Cepu se la sognano. Dopo due interminabili ore - forse erano tre, ripensandoci. o quattro. mila - consegno l'elaborato più bello della mia carriera. Dopo qualche giorno, la pubblicazione dei risultati. Ma io non temo nessuno, nemmeno uno scoraggiante  "16 - ammessa all'orale con riserva" (dove "riserva" indica un territorio di selvaggia bellezza ove pascolano vari e misteriori modi di bocciarmi) e la settimana successiva la dedico allo shopping. Per rinfrancare lo spirito.

Tento un recupero disperato passando gli ultimi tre giorni tre colla capoccia immersa nei libri e - appresa qualche nozione ulteriore e ampliato il mio vocabolario tecnico di quattro o cinque nuove buffe parole - mi alzo di buon'ora e mi presento in facoltà alle nove in punto. Seguo le indicazioni "appello per fuori corso, studenti lavoratori, casi umani, Girlie" e trovo lo studio del professore. Ma non il professore. C'è l'assistente, una dottoranda che avrà al massimo quindici giorni più di me. Mi porge lo scritto, facendomi notare gli errori. Muovo la testolina su e giù, sono assolutamente contrita. Potrei recitare l'atto di dolore. Misericordia.

Prima domanda. Facile facile, per mettermi a mio agio.
Dice.

Io sto per svenire, ma stoicamente rispondo, mettendo insieme quei due concetti che ho imparato e molta fantasia. "Si vede che qualcosa ho studiato", ne sono felice e pure un po' orgogliosa. Allora "adesso vediamo un esercizietto".
Eh.
Furba lei.
Un milione di anni di fidansamento col prof, crede non abbia imparato nulla? Eh? Eh? "Esercizietto" è la parola chiave per dire "sto per fotterti con un ombrellone. Aperto".

È tempo di congedarsi, ma lascio che l'assistente concluda la domanda, così, un po' per gentilezza, un po' perché ho visto un sacco di MikeBongiorno da piccola e so che bisogna attendere la fine della domanda. E poi. LA SO! So la risposta. La sa anche Francis il mulo parlante, ma non importa, la so io, io e Francis, e anche se la sua media è migliore io non mi scompongo e traccio rapida numeri, parole e curiosi segnetti sul foglio, sotto lo sguardo severo (o ammirato. o perplesso) dell'esaminatrice.

"Va bene, Francis - ehm, Girlie, la soluzione non è corretta ma non è sbagliata". Ecco. Non è corretta, ma non è sbagliata. E nel limbo della logica vacillante, esco dallo studio col mio bel diciannove in saccoccia.

Non mi resta che la verbalizzazione dell'esame, per la quale due giorni dopo torno in università. D'umore lieve come una farfalla, felice svolazzo sino allo studio del professore, traccio la mia firma e riesco a mala pena a trattenermi dall'aggiungere un paio di smile al verbale. Ringrazio, saluto, esco.

Sempre svolazzando, vado a parlare col mio relatore. Che mi manda in segreteria didattica, dove mi mandano in segreteria amministrativa, dove mi mandano affankulo. Torno dal relatore, che mi rimanda in segreteria didattica. Il segretario pensa, ponza e infine dichiara di poter accettare la mia domanda di laurea. Manca solo la firma del correlatore. Uh. Correlatore? Quale correlatore? Va bene il primo pirla che passa in corridoio o servono qualifiche precise? Correlatore, dice. Sì. Cor re la to re. Torno dal relatore, non cor, che senza scomporsi digita il numero di un interno sulla tastiera del suo fikissimo telefono da direttore di dipartimento e chiede se c'è Giovanni. Risponde il bar. Non c'è nessun Giovanni - strano, ché è un nome piuttosto comune - e il professore tenta di mimetizzare l'evidente incapacità a utilizzare il mezzo di comunicazione affermando di aver chiamato il bar per sapere l'orario di apertura del sabato. Già. Intanto, bussano alla porta. Non è Giovanni. È un dottorando del primo anno (schiavo di livello 1), prontamente spedito dal professore in cerca di. Giovanni, certo.

Così.
Sono le dieci e trentacinque minuti, ho verbalizzato l'esame e ho presentato la domanda di laurea. Nutro qualche perplessità sul titolo definitivo (quello che se cambi una virgola, prima t'appendono al pennone più alto poi t'invalidano tutta la carriera accademica e financo l'esame delle medie), titolo a proposito del quale il professore ha detto: "lo mettiamo su un po' così, poi vediamo come girarlo". 

Giro anche io, vagando per la facoltà sino a trovarmi - molto poco - casualmente in un dipartimento che non è il mio. La lezione è terminata, gli studentacci abbandonano l'aula e io sono in posizione strategica per intercettare il professore in corridoio. ^_^

- Leo...
- Bambolina...
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I pensierini di girliegirl di mercoledì, 22 aprile 2009, ore 00:12
Pleasure in the job
[puts perfection in the work. Aristotele, veh. Mica cose. Ho dovuto leggere un sacco di Inspirational and motivational joy quotes di about.com prima di trovarne una  che mi garbasse. Non era male neppure Love what you do. Do what you love, Wayne Dyer, ma poi sono andata sul sito e mi sono spaventata. Aristotele è meno inquietante. E più morto]

Riassumo brevemente gli eventi delle settimane scorse.

Settimana 1: sono in trasferta, cavallerescamente accompagnata dall'Altro. Moltissimi impegni di lavoro, mentre lui fa il turista de cultura, batte tutti i musei, si presenta a colloqui per mestieri che non intende fare, mi scopa, cucina e fa anche la spesa.
Settimana 2: sempre in trasferta, l'Altro torna in Italia il giovedì, io resto ancora un giorno. Che qui è festivo, ma non importa, sono stakanovista e lavoro egualmente. Prendo l'ultimo aereo della sera e volo a Roma da Alberto. Sabato di shopping (fruttuosissimo e faticoso), domenica arriva il fratello grande da Genova con moglie e figliolo e festeggiamo la Pasqua in famiglia.
Settimana 3: il fratello torna a Genova e da Genova arriva Stefano. Pasquettiniamo fuori porta e al trecentomillesimo "tu devi impegnarti negli studi... blablabla..." Stefano inizia a mostrare segni di cedimento. Il contenimento strutturale è assicurato da una robusta dose di alcool, che fa sì che papa e Ste non si massacrino ferocemente, ma lascia comunque dei segni. Il martedì scendo a Salerno per fare presenza alla festa di fidanzamento di Leonardo (seguirà post), a tarda notte rientro a Roma. Il giorno successivo prendo il treno per Milano. Passo il fine settimana coll'Altro e lunedì mattina all'alba sono nuovamente in aeroporto.

Questo per dire che sono cotta dalla stanchezza, ho lo stress, il nervoso, il sonno arretrato e sto rischiando le doppie punte. Ma sono felice e vi penso molto. :D
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I pensierini di girliegirl di mercoledì, 25 marzo 2009, ore 23:27
Il potere della parola
[sì, vi parlo ancora degli stagisti. L'alternativa è un post oscenamente romantico sulla questione dell'anello. Vedete voi come sto messa]

Tanto per far prendere loro un po' di sole - che sono pallidi e patiti - ogni tanto in ufficio si decide di portare in gita gli stagisti. In genere si tratta di incontri di poca importanza, visite di cortesia, ore del the, chiacchiere in numero di quattro. A me oggi è toccato uscire con Paco - quello afflitto dall'acne, da un forte sovrappeso e da una vaga somiglianza a Jack Black - e con Rabanne - anch'egli afflitto dall'acne, da un moderato sovrappeso e da un taglio di capelli talmente emo che se lo becca Povia lo mena diretto.

Ci muoviamo con amplio anticipo, temendo il traffico e la difficoltà di trovare parcheggio, così da giungere con quaranta minuti d'anticipo sull'appuntamento davanti agli uffici del cliente.  C'è il sole, ci sono i giardinetti, una panchina libera e decorosa, l'uscita degli studenti dal vicino liceo. Guardiamo le ragazze.
A me piace una morettina riccia, magra magra, con un cappottino verde, una sciarpa multicolore e una sacca vintage a tracolla. A loro piacciono tutte.

Rabanne: Capo?
Non chiamarmi Capo. È una citazione. Comunque no, davvero. Non lo fare.

Rabanne: Dai, capo.
Ridacchia.

Paco: Che poi quando ho saputo che eri il mio capo, ci sono rimasto dimmerda, ma veramente dimmerda. Oh. Dimmerda.

Rabanne: Capo, pensa se ti incontravo in univ e provavo a toccarti il culo. Storia, eh?
Storiona. Pensa se l'avessi fatto davanti allo studio del prof.

Rabanne: Capo? Ma tu quanti anni hai, precisi?
Nel senso?

Rabanne: Che te ne darei meno di ventisei. Ma anche un po' di più.
Ecco. Quindi diciamo ventisei precisi, tanto per dare un senso al concetto di media.

Paco: No, che ne dimostri di meno, ma sei il capo e quindi devi averne di più.
Una logica inattaccabile. Senza contare che sono il capo di unka.

Paco: Anche io ho ventisei anni.
Beh, ne dimostri di meno. E sei l'inutile stagista, quindi devi averne di meno. Levati due anni e ripresenta il curriculum.

Rabanne: Eh, capo. Il ragazzo, il ragazzo ce l'hai?
Circa. Se foste le attente faine osservatrici che millantate di essere, avreste notato l'uomo che viene talvolta a prendermi.

Rabanne: No, dai, capo, seria. È lui?
Sì. È lui, ed è anche un po' l'Altro.

Paco: Minkiaddai.
Minkiaprendo, più che altro.

Rabanne: A me non importa se hai l'uomo. Non sono geloso. Ahahahaaaahahahah.
._.'

Voi invece?
Ragazze? Donne? Anche virtuali, s'intende.

Rabanne
: No. Noi siamo singli.

Singli.

No, il punto è che l'ha detto convinto. Singli. Non scoperanno mai, sono condannati. Neppure alla fine dello stage vedranno la luce. Riusciranno forse a redimersi iscrivendosi a venti corsi cepu e partecipando a UominiEDonne come pubblico non parlante. Uno dei due è piuttosto bravo a disegnare, mi sento onestamente di consigliarlo come cartellonista. Se qualcuno gli scrive i testi.

[Continua, circa. Ma siccome nella continuazione potrebbe trovarsi un certo numero di parole bbbrutte e questo è ormai un blog per chierichetti, continua solo cliccando QUI]
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I pensierini di girliegirl di domenica, 15 marzo 2009, ore 00:20
Regalo mio più grande
[ma si può dire, "regalo mio più grande"? Non è un errore di qualche tipo? Al di là di Tiziano Ferro, intendo. Regalo mio più grande. Sicuro? Ho cercato il testo su google e l'ho trovato, su www.testicanzone.com. Con tanto di commenti. Il mio preferito è probabilmente questo: ora sto tempestando il mio viso di lacrime xke ogni vlt ke sento qst canzone le lacrime scendono senza mai fermarsi...qst e 1 canzone mlt importante x me e nn mi porta ke se ogni vlt ke la sento piango,xke nn smettero mai di ascoltarla xke secondo me e 1 canzone fantastica e ci xmette di sognare anke sogni e desideri irrelizabili...e infine vorrei sl dire "grzx il sogno ke mi stai facendo vivere" GRZ... E il primo che si lamenta dei miei errori si piglia due K nelle palle, olè.]

Una settimana di solitudine. L'uomo è partito lunedì ed è tornato solo oggi. Se nei giorni passati vi sono apparsa acida, era pura e semplice carenza di. Adesso sto meglio, grazie, e vi scrivo mentre veglio il riposo del guerriero.

Durante la settimana, chiamate sporadiche, molte mail, qualche chat, "buongiorno", "come stai?", "passata bene la notte?", "fai sogni belli", "accendi la cam e masturbati".
Le solite cose.

Mercoledì - o forse giovedì, o forse mercoledì qui e giovedì lì o forse il contrario - mercoledì!, dopo gli atti consolatori di rito l'uomo domanda con infinita tenerezza se ho la possibilità di prolungare la mia permanenza in chat e fargli compagnia per qualche altro minuto, mentre si prepara per la giornata che l'attende. Sì, direi e dico, visto che qui è ora di pranzo e a me gli orgasmi fanno venire il sonno e andare la fame. Resto - colla palpebra calante - a guardare l'uomo che chiude gli ultimi bottoni della camicia, annoda la cravatta, ripone i documenti nella borsa.

Hm.
- Ooooooooooooooooè! Cosa sono tutti quei pacchi pacchetti vicini alla borsa? Cosa cosa sono? Cosa sono? Cosa cosa sono sono?
Sorride.

- Ho fatto shopping.
Non ci credo.

- Ieri pomeriggio ho approfittato di un paio d'ore libere per fare qualche acquisto.
Shi. Regali. :D

- Vuoi vedere cosa ho preso?
Shi. Regali regali. :D

Regali.
Per la sua mamma, e per il suo papà. Per le nipotine. Per l'amica sua del cuore, per altri amici. Per il fratello. Per mio fratello. Hai preso pure qualcosa per il cane? E per ME?

Esce dalla visuale della webcam.

Riappare dopo qualche secondo, mostrando un paio di flaconcini di shampoo dell'albergo.

Poi ride, dice "devo scappare, ti bacio" e chiude la comunicazione.



Addendum (sì, c'ho gli addenda io pure, ekkekkavolo): un blogger che chiede di rimanere anonimo (no, non lo so se lo chiede, era per dire) avanza l'ipotesi che l'uomo non si sia dimenticato della povera Girlie, ma abbia piuttosto intenzione di stupirla con un meraviglioso regalo a sorpresa. Così apro la chat successiva con uno schietto: "Ohilà, il [NomeDelBlogger] dice che mi hai fatto una sorpresa, quindi adesso so che è una sorpresa e puoi dirmelo. Qual è il mio regalo? Regalo regalo? Yupie?". Ottengo in risposta un avvilente: "Adesso non posso parlare, a più tardi. Ti bacio". Umph. Baciati il kazzo.

Addendum: eh, ehm, era una sorpresa. ^_^'
Un regalo dolce e importante, bellissimo, acquistato d'impulso e prima d'ogni altro regalo. Potrei dire che lo amo, ma sarebbe un'esagerazione. È un bell'oggetto, lo trovo simpatico e lo stimo, ecco. :D

Addendum: ok, lo amo.
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I pensierini di girliegirl di venerdì, 06 marzo 2009, ore 01:05
L'altra
[no, non c'entra nulla il post precedente. È solo un riciclaggio di titolo]

Qualche giorno fa. Succede che sono a casa dell'uomo, l'uomo è nella doccia, il telefono squilla. Tanto per inquadrare velocemente la scena.

Passano cinque minuti, forse sei, il telefono squilla nuovamente. Busso alla porta del bagno e faccio presente la perdita delle due comunicazioni. L'uomo replica invitando a controllare se siano stati lasciati messaggi nella segreteria.

Torno in sala e affronto il comodo manuale in tomi numero tre che raccoglie le istruzioni per accedere alla casella vocale. Digito una combinazione di tasti che richiede l'utilizzo in contemporanea di tutte le dita delle mani e della punta del naso e vengo informata della presenza di quindici messaggi.  Torno a bussare alla porta del bagno.

- Quindici messaggi.
- Eeeehh? Parla più forte.
Più forte. Non c'è privacy tra gli olivi.

- QUINdici messaggi.
 Non mi piace urlare.

- Hai quindici messaggi in segreteria.
- Possibile. Non l'ascolto mai.
- ...
Non ho nemmeno la forza di obiettare.

- Ascoltali tu.
Hm. Fa un po' strano. Ma hm. Ok.

Ascolto.
"Buongiorno signor G., sono Laura di Fastweb, volevo proporle l'offerta...".
"Buongiorno signor G., sono Paola di Telecom, volevo proporle l'offerta...".
"Buongiorno signor G., sono Sara di Tele2, volevo proporle l'offerta...".
"Buongiorno signor G., sono Alda di Vodafone, volevo proporle l'offerta...".
"Buongiorno signor G., sono Marina di Wind, volevo proporle l'offerta...".

Per dire.
Offerte da tutte le compagnie telefoniche.
Sì, c'era davvero un'Alda, anche se non ricordo di quale call center.
E ancora, due chiamate da Sky, una dal servizio clienti BancaIntesa, una dall'agenzia di assicurazione della moto.

Poi un messaggio che non riesco a sentire bene. C'è del rumore in sottofondo, la voce sembra andare e venire, ma più che altro andare. Comprensibili pienamente, le sole due paroli finali.
TI
AMO

Adesso.
Non sto facendo nulla di male, né lo sto facendo di nascosto, ma mi sembra terribilmente brutto ascoltare un messaggio che non era chiaramente previsto io ascoltassi.
Certo che mi sembra parimenti brutto che il messaggio si concluda con quell'orribile TI AMO che ancora mi risuona in testa.

Premo 1, 1, 5, 7, 11, ancora 5 e 7, ma più lentamente, faccio un salto, ne faccio un altro, faccio la giravolta... è estremamente complesso accedere alla registrazione dei messaggi già ascoltati. Premo 1.

Voce di donna. Al secondo ascolto, intuisco le parole APPUNTAMENTO e CENA.

Ascolto di nuovo.
APPUNTAMENTO --- CENA --- TI AMO

Ascolto di nuovo, con maggiore attenzione, nella speranza di intendere qualche altra parola e capire che si tratta di un equivoco, kenneso, sarà una sua cugina che affettuosamente saluta amando o una giovane e piacente compositrice di numeri telefonici errati.
APPUNTAMENTO --- CENA --- TI AMO

Niente. Ascolto ancora.
APPUNTAMENTO --- CENA --- TI AMO
APPUNTAMENTO --- CENA --- TI AMO
APPUNTAMENTO --- CENA --- TI AMO

Ancora.
APPUNTAMENTO --- CENA --- TI AMO

Ancora.
APPUNTAMENTO --- CENA --- TI AMO

Wait.
All'inizio.
Proprio al principio del messaggio.
Un nome di battesimo.
Quello dell'uomo. :"(

L'uomo che esce dalla doccia, si affaccia alla porta della sala e mi trova così, verso il ventesimo ascolto, cogli occhi prossimi al pianto, le mani che tremano (mentre premo 1, 1, 5, 7, 11, ancora 5 e 7, ma più lentamente), la tristezza.



E voi cosa avreste fatto, al posto della povera Girlie?
Un post che termina con un sondaggio, perché voi valete.

a) Avrei fatto finta di nulla, perché avevo ascoltato un messaggio privato.
b) Avrei fatto finta di nulla, perché si trattava chiaramente di un errore.
c) Avrei fatto finta di nulla, perché dell'uomo m'importa unka e poi sai quante volte m'hanno detto "ti amo" e poi in fondo si trattava solo di scopate.
d) Sarei scoppiata a piangere e, urlando tra le lacrime, avrei accusato l'uomo di tradimento e altri crimini. Tutti piuttosto gravi.
e) Mi sarei nascosta in bagno a tagliarmi le braccine in silenzio. Anzi no, ascoltando Tiziano Ferro.
f) Mi sarei nascosta in cucina a mangiare un secchio di gelato alla crema o al pistacchio.
g) Avrei atteso che l'uomo desse una spiegazione, dimostrando calma e una certa maturità nell'agire.
h) None of the above.

La mia risposta?
H.
Ho passato il telefono all'uomo, dondolando silenziosamente avanti e indietro, facendo la faccetta mesta e interrogativa. L'uomo ha ascoltato, mi ha abbracciata forte e baciata - tanti baci, sul viso, sui capelli, sulle mani.

Poi ha confessato di amare chi diceva di amarlo.
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