Nel 2006.
Mi sono laureata. Alla triennale, va bene, la laurea degli scemi, ma intanto è andata.
Ho iniziato a lavorare. Da settembre, naturalmente a progetto, per sei mesi. Poi per sei mesi più tre. Sei mesi + tre + tre. Sei mesi + tre + tre + una proposta di assunzione, che non valuterò perché al momento lavoro dieci ore a settimana (un part time che mi sono autonomamente dimezzata a quart-time) e già mi pare troppo. Non mi resta il tempo di andare in caccia dell'ultranovantenne multimiliardario plurinfartuato che mi sposerà e farà di me una vedova affranta e multimiliardaria. Il mio nuovo idolo è Anna Nicole Smith; Paris Hilton e relativa sosia m'hanno delusa.
Ho un fidansato, ufficialmente ufficiale, presentato a mamma (che continua a chiamarlo Emanuele e non so perché) e ad Alberto (che continua a chiamarlo sfigato e purtroppo il perché lo so). Leonardo ha conosciuto anche Robert, la signorina Rottermeier, l'Inutile, il Piccolo e il Cane, quindi non ha più il diritto di menarmela colla cosa che io di lui non parlo in casa mentre ammemmmi conoscono pure i suoi cugini di quarto grado. Il che è vero, ma non importa.
Ho preso peso, e mantengo stabilmente quota 49, con qualche puntatina ai 50 quando m'abboffo come un cinghiale. Ergo, ho conquistato una terza quasi stabile che mi rende molto orgogliona delle mie tette.
Queste sono le cose belle.
Cose brutte. Beh, nessuna per definizione. Sono sempre felice. :D
E quasi metterei anche questo blogghino, in bilancio, che mi ha tenuta compagnia e conoscere qualche persona bella, di cui non faccio nome per rispetto della privacy ma comprende senz'altro un Bragalone. ^_^
Le persone brutte invece verranno messe alla gogna. Tu, tu e tu, mi state surka. :D
Nel 2007.
Dovrei laurearmi. A settembre, la specialistica. Il pensiero di uscire dall'università mi dà angoscia. Il prof (il mio prof, quello con cui studio) vorrebbe mi fermassi per il dottorato. Anche il prof (il MIO prof, quello con cui faccio cosacce) vorrebbe lo facessi. Ma non mi pare una grande idea.
Dovrei cercare un posto in cui vivere. Dopo la laurea. In questa casa, non un giorno di più di quanto necessario. Mia madre ha iniziato a studiare riviste di arredamento pensando a cosa potrebbe fare della mia camera; non credo farà grandi manovre per trattenermi. Ho già vissuto da sola, quando studiavo a Roma. Sola. C'era sempre qualcuno accampato in salotto, ma ero sola. Intendo. Sono in grado di fare da mangiare, lavare i panni ed evitare che i vetri assumano quel colore grigio topo tipico delle dimore abbandonate. Non so quanto mi mancherà il bambèn, e per il momento preferisco non pensarci.
Potrei decidere di andare altrove. Altrove lontano. Molto lontano. Molto più di Cinisello, per dire. Anche oltre Carugate. Mi vergogno un po' a dirlo, ma credo che Leonardo potrebbe influenzare questa decisione.
Vorrei passare tanto tempo con Alex. Mancano ormai pochi giorni al suo arrivo, negli ultimi fine settimana io e Ste (Ste, più che altro) abbiamo messo un po' d'ordine in casa, Ste ha pittato le pareti, io ho fatto acquisti in modo da fargli trovar qualche mobile, biancheria e stovigliame di sopravvivenza. Finito il semestre, mi fermerò a Genova per qualche settimana, facente funzione di guida turistica e mediatrice linguistica. La compagna di Alex non parla italiano, il figlio un po' sì, ma per venire a capo dei due o tre milioni di casini burocratici preferiscono affidarsi alla mia futile presenza. Ingenui! :D
Alice è in grado a male pena di compilare un bollettino postale. Essi pensano riesca a sbrogliare i nodi sull'immigrazione, visti, permessi, salaminkia cosa. Ah! ^_^'
Infine, potrei chiudere il blog.
Potrei aprirne un altro, e forse l'ho già fatto.
Chiarimento: ho fatto un casino, eh? ^_^
Ma io ho scritto che "potrei" chiudere il blog, nel 2007. Non che l'avrei chiuso per certo, né che l'avrei fatto nei prossimi dieci minuti e ancor meno che sarei sparita di circolazione. Amici o nemici, non vi liberate di me tanto facilmente, Dio volendo.












