che il tempo non potrà toccare
farò una casa di carta
su un'isola deserta
dove il vento verrà a giocare
e una finestra sempre aperta
per chi sa volare
che da noi possa arrivare
a riposare.
Igor. :')
Ci vediamo tutti i giorni, tutti tutti i giorni; confusi felici e sciocchi giriamo per la città senza mai smettere di parlare, baciare, scambiare carezze. Gli amici protestano e sfottono quando disertiamo serate, o ci presentiamo per scappare dopo pochi minuti, ignari del resto del mondo. Esistiamo solo noi, egoisti, affamati di noi, insieme, sempre insieme, sino a notte fonda e poi subito il mattino seguente, dormendo pochissime ore, perché le ore del sonno ci tengono lontani e lontani non possiamo stare.
Il mio Igor! :')
Il mio dolce, affascinante, amatissimo Igor. :")
Igor non mi piace. :|
Fisicamente, non mi piace. Alto, magro, scuro, lineamenti duri, si muove a scatti come fosse un pupazzo a molla e sembra il cugino brutto e saraceno di Dylan Dog.
Caratterialmente, non mi piace. È un cialtrone, un esagitato, non tace un secondo, gesticola, alza la voce, è capriccioso come un bambino e come un bambino esige d'essere costantemente al centro dell'attenzione. Ed è anche ombroso, capace di scocciarsi per una parola sbagliata e sparire per giorni, istintivo, feroce e inaffidabile.
In cambio.
Io non piaccio a Igor. :(
Non ha mai fatto mistero di preferire donne morbide e mediterranee. Penso alla sua ragazza precedente, Stella, lunghi capelli corvini e occhi neri, piccola, compatta e con un gran seno. :|
Per non parlare del fatto che il suo ideale femminino si concretizzi nella pratica in una figura quasi materna, una donna che con grande dolcezza e serenità assorba le sue intemperanze e si prenda cura di lui, e non una cialtrona esagitata che non tace un secondo, gesticola, alza la... hem... abbiamo lo stesso carattere. ^_^'
E per questo.
O per il contrario di questo.
Siamo persi.
Persi persi persi.
Follia, o demenza. :D
Lo vedo bello più del più bello degli dèi greci, e tra le sue braccia mi crogiolo sicura come in un nido, affidandomi a lui madre amorevole per farmi scaldare, proteggere, nutrire. A lui. Lui!
Lui che non sa badare nemmeno a sé stesso, che se sua madre non lo controllasse al mattino uscirebbe coi calzini spaiati, o forse direttamente senza calze, che non sa cucinarsi un uovo e credo nutra dubbi su dove potrebbe eventualmente acquistarne uno, che perde le chiavi di casa, il portafogli, il cellulare una volta al mese, che è sempre pieno di tagli e lividi perché è distratto e maldestro, che è riuscito a cambiare tre volte facoltà nei primi quattro mesi di università (la prima perché gli sembrava troppo difficile, la seconda perché gli sembrava troppo facile), che è un bassista ma nel gruppo suona la chitarra (e poi manca il bassista allora alla fine in effetti suona il basso, ma si presenta egualmente come chitarrista).
Lui che è approssimativo e sempre in ritardo, ma si alza alle sei – tutte le mattine alle sei – per andare a correre, e non si cura del proprio aspetto e ha i capelli sempre troppo lunghi, ma ha un fisico che fa tremare le gambe dall'eccitazione, e addominali scolpiti, e braccia forti.
Lui che ha la lucidità, la freddezza e l'istinto di un assassino seriale.
Lui che sorride, crudele e dolcissimo.
Lui.
Quanto mi piace, fare l'amore con lui! L'amore! :)
Prima, coll'Ostronso, non era amore, erano scadenti pratiche sessuali, lui sopra io sotto, lui che s'agita io che spero si sbrighi, lui che dice "ti è piaciuto" io che dico "eh, beh". Perché non mi faceva proprio schifo schifo, ma nemmeno mi divertivo. Nemmeno un orgasmo in quasi due anni, e la mezza convinzione di essere effettivamente frigida. Non accuso Max per non avermi fatta godere: eravamo – entrambi – molto giovani e moltissimo inesperti. Ed è un'altra storia.
Con Igor, invece, amore! Amore amore amore.
In quei giorni, facevamo l'amore in continuazione, e nonostante io non avessi ancora raggiunto il paradiso delle amazzoni orgasmiche, il desiderio di lui mi faceva delirare. Volevo i suoi baci, le sue carezze, volevo stargli addosso e sentirlo dentro, vivevo in un tale stato di eccitazione che temevo gli altri se ne accorgessero. Istinto, desiderio e ormone.
E freddo. Freddo da sentirsi male, non avevamo un appartamento a disposizione e non potevamo certo permetterci alberghi. Facevamo l'amore scomodi e congelati, a volte in macchina, a volte nel seminterrato della sezione frequentata da Igor, a volte nel sottoscala di casa sua.
Una volta nella cucina di un'amica, mentre era in corso una festa e ogni due minuti qualcuno bussava per chiedere viveri e bevande. Coitus frequentissimamente interruptus, ma al caldo.
Una volta, sulla spiaggia di Camogli. Vento, freddo kulo e sabbia bagnata. L'ebbrezza dei reumatismi a diciotto anni.
E dopo qualche giorno, la telefonata.
Mamma che informa della tarda risoluzione a spostarsi in montagna sino alla fine delle vacanze natalizie.
Igor!
Andiamo a Milano?
Andiamo? :)












