Ho vissuto a Milano sino all'età di cinque anni. Giorno più, giorno meno. Poi c'è stata Roma, poi Genova e nuovamente Roma. Così, quando ho fatto ritorno nella capitale morale, ho scoperto una città natìa e ignota. Non mi piaceva stare a Milano, non avevo punti di riferimento, non sapevo muovermi, non conoscevo nessuno. C'erano un sacco di milanesi. Lo so, sono molto emo, ma ho la tristezza e se avete dimenticato le vostre lamette potete dirlo. Più lamette per tutti.
A settembre mi ero iscritta all'università, dopo aver speso sangue - ma soprattutto sudore - per convincere la segreteria didattica a riconoscere i crediti dei lacrimevoli esami sostenuti a Roma. Hey, ci ho messo due anni per raccattare queste due luride materie, mollate il libretto e registrate i voti. Li ho meritati. Per anzianità, quanto meno.
A febbraio, dopo un interminabile semestre, mi avviavo a riprendere la mia fulgida carriera scolastica, una moderata vita sociale e una smodata attività sessuale. Insomma, studiavo e scopavo con sconosciuti. Sì, sì, solite cose, uscivo da una storia etc. Scopavo. Un sacco.
Una sera di mercoledì.
Avevo accompagnato Stefano a una festa per studenti; in uno di quei locali sufficientemente squallidi da dover contare sulle consumazioni scontate per non morire di fame durante la settimana. Si entrava mostrando il tesserino della facoltà o qualunque altro badge colorato, dalla tessera dell'autolavaggio alla ricarica telefonica usata. All'interno, musica improponibile, birra calda, compagni di corso. E compagne: Sabrina.
Sabrina non era un'amica, anche se frequentavamo la stessa classe del martedì e ci incrociavamo nei corridoi con una certa frequenza. Cose di "Ciao, come stai?" - "Bene, grazie, e tu?". Quella sera, ci eravamo ritrovate gomito a gomito al bancone del bar, e avevamo iniziato a chiacchierare.
Chiacchiere di femmine, fitte fitte, lei che diceva di un ragazzo col quale aveva rotto pochi giorni prima, io che dicevo di un ragazzo che m'aveva bakkagliata pochi minuti prima.
- E comunque è lui che è uno stronzo, perché siamo stati insieme per quasi due anni, insieme insieme, ci vedevamo tutti i giorni, e lui ha lasciato che io mi appoggiassi a lui
- no, davvero, non male. Cioè, ha fatto questo approccio idiota, chiedendo se avessi il cellulare spento perché lui era tutta la vita che provava a chiamarmi
- poi quando sono partita per l'Erasmus all'improvviso ha smesso di essere presente
- ho fatto la faccia "eh, beh", e lui ha sorriso e ha detto "sono patetico?"
- era come se non fosse lì, io avevo bisogno di lui e lui non c'era
- ho rifatto la faccia "eh, beh", ma più convinta e stronza
- però quando uscivo con i miei amici per distrarmi un po': l'inquisizione! Come se fossi lì per divertirmi e non per studiare
- e lui ha detto: "va bene, lasciamo perdere la questione del cellulare. Mi dai il tuo numero?"
- la prima volta che è venuto a trovarmi, abbiamo passato un'ora a fare l'amore e settantadue ore a discutere
- che non gli ho dato, però gli ho sorriso e quasi potrei andare a cercarlo
- dopo quattro mesi praticamente non stavamo più insieme
- che tanto te stai a menartela e non mi ascolti
- e quando sono tornata in Italia, ci siamo lasciati
- e 'sto povero cristo, di grazia che è scappato
- poi siamo tornati insieme, poi ci siamo lasciati di nuovo
- ti giuro, provo un dolore acuto proprio qui alla gonade destra
- e io ho continuato a sopportarlo per settimane, ma adesso ne ho veramente abbastanza
- se fossi un uomo, penso potrei definirlo: "immenso giramento di coglione"
- perché io sono bella e buona e tutto quello che vuoi, ma c'è un limite
- e una pazienza. Senti, Sabri. Io quasi mi faccio un girello in caccia dello scemo del cellulare, bueno?
- no no no, aspetta. Sta venendo qui.
- chicosadove? Come?
- Corrado!
- chicosadove, sottolineato chi?
- il mio ragazzo!
- il tuo ragazzo CHI?
- Corrado!
- CORRADO CHI?
- Corrado io.
Oh, lo scemo del cellulare. :|
- Corra, ascoltami bene e fattene una ragione, tra noi è tutto finito, finito, finito. Capitolo chiuso, lo so che fa male ma devi cercare di andare avanti. Io ti vorrò sempre bene e sono disposta ad aiutarti, non voglio vederti soffrire anche se capisco che senza di me tu stia annegando, guardati, sei devastato, hai la barba lunga, le occhiaie
Proseguendo per altri sedici minuti. Senza prendere fiato, dico. Mentre io mi esibivo in una delle mie migliori interpretazioni del ruolo del complemento d'arredo.












