Nuovamente in trasferta: qui il primo maggio lo festeggiano il cinque e così oggi lavoro. Alla faccia vostra che starete pontando allegri felici e improduttivi imboscati nelle italiche fratte.
Io, lavoro.
Leonardo è sceso a Salerno dai suoi, e se il pensiero che vi sorge spontaneo è "Quanto scalda il cuore vedere un bravo giovine così affezionato alla famiglia, alla tradizione, alla patria", siete persone belle.
Se invece state pensando: "Certo che kazzominkia sempre Salerno e io sto qui da tre mesi e non hai mai trovato il modo di disimpegnarti per venirmi a trovare epperò a Salerno ci puoi andare per Pasqua perché Pasqua con i buoi e altrimenti Tiziana restava male e poi pontedimaggio e non hai trovato il volo ma il treno l'hai trovato e il treno è più lungo dell'aereo ma la stazione è più corta dell'aeroporto e quindi forse a cercare bene il volo potevi anche trovarlo e comunque adesso stai a Salerno colla tua ex fidanzata kulona e io sono qui da sola coll'elettricista coi calzoni mosci e i denti casuali", allora siete me.
Inquietante, no?
Anche l'elettricista è inquietante, e non solo perché da quando ha iniziato a lavorare è già saltata la luce diciotto volte, ma anche perché sembra non avere la più pallida idea di come procedere: è immerso nel vano del quadro elettrico, sta smontando pezzi a caso, ogni tanto domanda conferma (ho la faccia di quella che ne capisce? Forse i magici folletti dell'elettricità sono stanchi e non faranno funzionare la lavatrice sino a quando non offriremo loro del succo di pera e ginseng) e materiali di supporto (uno strofinaccio per fare presa, che non riesce a svitare il... cos'è quel coso? Un boccaporto? L'ingresso secondario al caveau della Banca d'Italia? Un cacciavite a stella? Una chiave del nove? Una birra chiara?).
Per tutto il resto, c'è Skype.
Tecnologia al servizio della perversione.
Io e il prof siamo impegnati in una sessione particolarmente maiala.
Abbiamo le cam accese. Leonardo è seduto sul divano del salotto dei suoi genitori, colla grande grande famiglia radunata a un passo da lui. Io sono raggomitolata sulla poltrona nella mia casetta in trasferta, coll'elettricista sega che ogni tanto lancia urla in fondo al corridoio. Stiamo giocando a scacchi. Not zeitnot, perché io sto lavorando anche se non sembra, e poi mi alzo, bevo, mangio, scappa pipi, dico cose che non c'entrano, faccio vedere le tette.
Scacchi lenti online.
Ognuno colla propria scacchiera, e il portatile ordinatamente disposto come avversario. La cam puntata sui pezzi, anche se io ogni tanto la alzo per fare le facce buffe. E sfottere, un po'. Ah-a! :D
Il dolce suono della voce di Tiziana.
Kessempre a casa tua sta?
Non ce l'ha un posto in cui vivere?
Un amplio trilocale, due camere cucina bagno cantina terzo piano con ascensore truogolo incluso?












