Ieri, ero così.
Completamente cotta, ero andata a dormire alle quattro e mi ero svegliata alle sei: lavoro, lavoro, colazione saltata, doccia, lavoro, pranzo alla scrivania, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, altra doccia, valigia, aeroporto, preso l'ultimo volo della sera, addormentata due minuti dopo il decollo.
Atterro, passo il controllo documenti, cerco in quale delle mille tasche ho accuratamente riposta la ricevuta del parcheggio e mentre cammino sbandando e palpandomi come se avessi una malattia strana, lo vedo.
Il biglietto del parcheggio! :D
Nu, Leonardo. :')
Così. :')
Cioè, ho fatto proprio la faccia, così. :')
Un po' ebete, un po' commossa, un po' tanto tanto felice di vederlo.
Perché probabilmente era stanco anche lui, essendo rientrato da Salerno il giorno precedente, e perché avevo la macchina e potevo arrangiarmi da sola e non era necessario sprecasse un'ora per venirmi a prendere. Però. :')
Moltissimi baci, e un abbraccio stretto stretto che leva il respiro.
Resta il fatto che ho un sonno che picchia duro. :|
"Prof... ", tono lamentoso e palpebra calante, "fai tu? Tu chiama? Sì?", porgendo la ricevuta del parcheggio.
Chiama.
Recupera la macchina, guida.
Molto protettivo, molto uomo.
Io, molto addormentata.
Mi sveglia.
- Bambolina, ti aspettano, a casa tua?
No. Non sanno nemmeno che sono rientrata.
- Figurati.
Davvero. Glielo dico domani.
- Allora questa notte la passi con me?
Hm, sì. Se mi vuoi. :)
Sorride.
E parcheggia, sempre sorridendo. Il che è strano, perché dove abita lui non è facile trovare parcheggio, e in genere tira delle grandi saracche. Strisce gialle, strisce blu, strisce vaffankulo.
Saliamo in casa, e a me pare sia passata un'eternità dall'ultima volta che sono stata qui. Dieci giorni, più o meno. Ma avevamo discusso, ed ero e mi sentivo lontana. :|
Facciamo la doccia insieme, a me piace stargli addosso e baciarlo mentre l'acqua scorre e la sua pelle sa di acqua e poi di docciaschiuma e sembra di baciare il pino silvestre. A lui piace starmi addosso e stringermi forte e baciarmi mentre l'acqua scorre. E leccarmi, mentre l'acqua scorre.
Che poi finisce, l'acqua, calda, e mi tocca sciacquare i capelli al freddo, smettila! :D
Cioè, continua, ma dopo che ho asciugati i capelli. ^_^'
E poi a letto, sotto il piumone, mentre tremo e sono così stanca che mi sembra di fluttuare, come se i neuroni si fossero dissociati, entrambi, e veleggiassero a un metro da me. Altri baci e carezze, sono poco attiva ma abbastanza reattiva, parecchio reattiva, tutti quei baci, e la doccia, e l'attesa, sono in stato preorgasmico da una settimana, e vorrei dirgli di smettere di leccarmi perché sono veramente al limite e se mi farà godere poi cadrò in coma e dormirò per venti ore e invece vorrei sentirlo dentro e.
Too late. ^_^'
Keammemmi piace proprio, quando mi lecca.
Mi piace perché lo fa bene, con la giusta dose di delicatezza e di insistenza, e perché - credo - lo fa con piacere. Piacere suo, intendo. Lento, come se stesse indulgendo in un vizio. Mi sposta le gambe, affinché siano ben divaricate, molto ben divaricate, a volte le solleva e le blocca ai lati della testiera, ma non stasera. Stasera si contenta di mettermi il cuscino sotto al culo, sollevandomi un po' e affondando il viso tra le mie cosce. Molto lentamente. Sento. Prima, il calore del suo respiro, sulla pelle fredda. Poi, la sua barba, che solletica. E quando - facendo ricorso ad addominali che non potete nemmeno immaginare - cerco un contatto più deciso, le sue mani mi stringono forte, tanto da scoprirmi piena di lividi il giorno successivo, allontanandomi. Il primo bacio, sul clitoride, quasi un morso a labbra chiuse; il primo gemito. Il primo pugno nel muro, sottile, che divide la sua camera da quella del suo compagno di appartamento. Ekkeppalle. O partecipi, o dormi. ^_^'
Mi apre, coi pollici, e così aperta passa la lingua dal basso verso l'alto, piano, piano, piano fino a quando non dico "Leo, per favore, basta" e lui dice "No, bambolina, ancora". E io penso che gli piaccia, davvero, ancora. E godo, molto. E quasi dormo, quando sento che prende un gommino dal cassetto, e penso che deve essere difficilissimo infilare un gommino quando si è in debito di sonno e forse lui non è così stanco, oppure è una di quelle cose che ai maschi viene naturale fare, anche in condizioni estreme, tipo non ti si apre il primo paracadute, gommino, paracadute di emergenza.
Quando entra, ho ancora i brividi. È bello quando mi scopa così, standomi sopra e addosso, che io sto tutta sotto di lui e mi sembra che tutte le cose abbiano un ordine. Ancora, lentamente, io sono liquidissima e tremante, lui è forte, duro, duro, duro e molto lontano.
- Non troppo lontano.
Lo dice piano, quando inizio a muovermi in controtempo e i suoi colpi diventano più veloci e potenti.
- Non troppo lontano, bambolina.
Ripete, sempre piano, mentre gli lecco il collo e prego, ansimante, di finirmi.
La sua mano a coprirmi la bocca, tendo a diventare quite noisy quando mi distraggo, e poi gli ultimi colpi, quelli più profondi e rantolanti, prima di crollarmi addosso.
Coso? Pesi il doppio di me, tra cinque secondi muoio. Lèvati! :D
- Quanto sei riconoscente, bambolina. E comprensiva.
Uh. :|
- Scusa. :|
- Scherzavo.
- Shi. Però scusa. Cioè. Grazie.
- Prego. Mi piaci quando sei così formale. La prossima volta, mandami dei fiori per ringraziarmi.
- Una rosa per ogni orgasmo?
- Non dovrebbero essere dispari?
- Hm. Sì. Potresti farmi il culo.
- Oggesù, bambolina, vuoi farmi morire?
Nu. Dicevo per dire. ^_^
- E vedi che dopo dici per fare.
Kevvuol dire? Questa frase non ha senso. ^_^
E poi dopo, dopo cosa? ^_^'
- Dopo cena.
Sono le tre del mattino. Definire cena.
- Bambolina, ho fame, ti spiace?
Nu. Anche me, fame. Saltato cena.
- Si vede. Adesso te ne stai qui buona buona nel letto, e quando è pronto ti chiamo.
Shi. :)
Viziatissima, Alice. :')
Spaghetti, coi pomodorini freschi, il peperoncino, l'olio e il basilico.
- Leo?
- Piccola? Troppo piccanti?
- Nu. Un po'. Non troppo. Leo?
- Piccola.
- Ti voglio bene.
Si alza, mi alza, e mi stringe forte. :')
Gli voglio bene, davvero. :)
Torniamo a letto, parliamo, io un po' dormo, ma tanto parlo nel sonno, e alle sette lui dice "Sono le sette", perché è un uomo preciso, e facciamo la doccia, ancora insieme, ancora tantissimi baci. E un pompino, tanto per gradire.
Lo osservo preparare la borsa, mentre bevo un caffelatte lungo come l'agonia.
Sono un po' triste.
Risaliamo in macchina, ripercorriamo la strada verso l'aeroporto. Questa volta è lui, a partire. Conferenza a salaminkia, starà via sino a sabato.
Sono un po' triste. :|












