Altri no.
Ieri notte.
Due scene, un protagonista.
Interno. Giorno o notte, ininfluente. Sdraiati sul pavimento dell'astronave. Molto Starship Troopers. Lui è ferito e si lamenta del capitano Salaminkia. Io penso abbia ragione e sono tanto felice che sia vivo - pur maschiamente sanguinante.
Giorno, esterno confuso. I giardini vicini all'appartamentino in cui abitavo quando studiavo a Roma. Ma anche il letto della camera dell'appartamentino in questione.
Silenzio, nessuno in vista, privacy assicurata.
Sdraiati.
Lui sopra al letto, io sopra di lui.
Baci lenti e sorrisi [vero. Moltissimi baci e moltissime risate, ggggiovani e quasi sempre stonati].
Lui mi afferra per le spalle e mi allontana da sé, facendomi volteggiare per aria [improbabile]. Atterro di schiena, le spalle trattenute dalle sue mani, le gambe poggiate sulle sue ginocchia, le braccia distese, abbandonate. La stabilità è assicurata da un ulteriore punto di contatto, sul quale mi sto lentamente impalando. Come l'abbraccio di Titanic, ma orizzontale, meno marittimo e più anal [falso, naturalmente. Non che non si sia provato, all'epoca, senza successo e in posizione - moderatamente - più canonica].


















