ancora tu ma non dovevamo vederci più?
Non è facile. Andiamo allo stesso liceo, abitiamo nello stesso quartiere, abbiamo gli stessi amici. Non è facile, ma ci siamo riusciti, a perderci di vista.
I primi tempi avevo le lacrime in tasca, ogni volta che intravedevo Igor nei corridoi della scuola o quando da lontano riconoscevo la sua camminata scema, era un disastro. La sua nuova ragazza. Che botta, non credevo ai miei occhi. Una tipa odiosa, la migliore amica della ragazza di Max (un altro Max, non l’Ostronso).
Io uscivo con Max.
Mi dava gusto vedere questa cretina trattarmi come una povera derelitta perché non avevo un ragazzo mio. Già, però ho il tuo, idiota. Max ha la maturità, deve studiare. Oppure deve correre da me e soddisfare ogni mio capriccio. Adesso ho voglia di vederti, tra mezzora no, stasera forse, domani non se ne parla. È abbastanza perso, e io sono una carogna, va bene.
Poi passano i mesi, gli anni, arriva l’Ostronso (mannaggia a me, se ci penso mi prenderei a sberle da sola), la famigerata “prima volta”, Igor non lo vedo praticamente mai.
E nel 2000, altro trasloco. A Milano, questa volta. Non se ne parla. Devo cominciare l’università, spostarmi per spostarmi, me ne torno a Roma. Un anno e mezzo, in cui non combino un cavolo di niente, ma mi diverto un sacco, e puntuale arriva il richiamo all’ordine e il rientro in famiglia.
Sto correndo troppo. Devo fermarmi all’inverno del 2000. Da Roma, salgo spesso a Genova, dove c’è Stefano (che nel frattempo si è trasferito a Milano) e tutti gli altri. Ah, e l’Ostronso. Stiamo insieme dall’inverno della quarta liceo. Abitudine, e un po’ di paura di restare da sola.
Poteva essere il 26 o il 27 di dicembre, stazione di Brignole, mi fermo da Stefano per le feste. E ho una valigia inaccettabilmente grande, una samsonite azzurrina da battaglia, rigida, cattiva e inamovibile. Se questo fessacchione qui davanti levasse le sue stupide gambe, potrei anche passare.
- Alice? -
Igor?
Stai come me e ci scappa da ridere.
Adesso è più alto di me, sempre magrissimo, ma ha messo su un bel paio di spalle, sembra più forte, sembra... sembra come nei film, davvero, una scena tipo Matrix, il resto del mondo si è fermato e non sappiamo cosa dirci, ma forse non ce n’è bisogno.
Ho fame anch'io e non soltanto di te
Che bella sei sembri più giovane
o forse sei solo più simpatica.
No, io sono sempre stata simpatica, il simpatico buffone della compagnia, sei tu che sembri più vecchio.
Nessuna no ho solo ripreso a fumare...
Non hai mai smesso, di fumare. Io detesto il fumo, mi bruciano gli occhi, mi viene la tosse, e ho sempre avuto uomini che fumavano come delle ciminiere.
- Sto aspettando la mia ragazza. -
Ecco, nessuna un paio di palle. La conosco? Sì. Stella. Stella? (hey stella, steeeeella... Ligabue). Stella la petteneia? Andiamo bene. Mii, sono le tre del pomeriggio ed è già abbagasciata da strada. Ma si trucca o si tira delle secchiate di fondotinta in faccia? Carina, davvero. La odio.
Ancora tu l'incorreggibile.
Eh, beh, c’è chi può... mii, Igor. Cosa facciamo, adesso? Perché qualcosa dobbiamo fare, non si può ignorare una situazione come questa. È arrivato anche l’Ostronso, sembra più stronso del solito. Mi piace vedere come lo guardi, più o meno come io sto guardando Stella. Ci prendiamo a saccagnate tutti e quattro, o ci salutiamo come persone civili? La seconda.
Ci allontaniamo, io con l’Ostronso che lotta con la valigia (alta più o meno come lui) e Igor con la petteneia appesa al braccio (non ha la spina dorsale? Non gliela fa a camminare da sola?). Però un’ultima occhiata gliela lancio. Giusto in tempo per vederlo sbracciarsi indicando di chiamarlo. Certo che ti chiamo, aspetta che mi liberi di questo imbecille, e ti chiamo.












