Dicembre 2000
- Tu prendi sempre un’aranciata? -
Igor è gentile a ricordarsi che mi piace l’aranciata, ma non ho più quattordici anni. Posso avere una coca light?
Voglio essere sobria come un cerbiatto, questa serata si sta rivelando pericolosa, mi impongo di non cadere nello squallore dell’avevo bevuto e ci sono finita a letto.
Però ho una voglia di baciarlo che mi ribalta.
Credo di avere una buona memoria. Fotografica. Ma di quella sera al bar ho perso il ricordo, sembra una scena fuori fuoco. Unico particolare, i suoi occhi. Occhi neri, profondi, enormi. Un incubo, occhi grandi un metro che mi fissano al di là di una lattina di coca. Sempre più vicini. E infine, il bacio. M’avrà baciata con gli occhi? Dov’è il resto di lui?
Il bacio. Un bacio da bambini, come il nostro primo bacio. Con le labbra chiuse, premute forte. Un bacio da tre secondi.
Uno, due, tre.
- Igoooor. -
Non ti posso baciare, sto con quello stronzo di Max. Tu stai con Stella e non dico altro.
- Io Stella l’ho lasciata. Abbiamo litigato oggi pomeriggio, te l’ho detto. -
Mi hai detto che avevate litigato, non che l’avevi piantata. Sono due cose diverse, credo.
- Davvero stai con Max? -
Sì, davvero. Cosa c’è di così strano?
- Non pensavo fossi il tipo da Max. -
Io non pensavo fossi il tipo da Stella. Vediamo se ci riesce di litigare in meno di venti minuti?
- Max è uno stronzo. -
E Stella è una bagascia. Adesso che abbiamo chiarito le rispettive preferenze in materia di compagni, possiamo proseguire?
- Alice, davvero stai con Max? -
Belandi, ti sei rincoglionito crescendo. Però. Veramente, ke ci sto a fare con l’Ostronso non lo so nemmeno io. Già il fatto che l’abbia chiamato Ostronso praticamente dal secondo giorno che ci siamo messi insieme avrebbe dovuto farmi capire che qualcosa non andava. Ma non brillo per furbizia.
E continuo a morire dalla voglia di baciare Igor.
Attenzione, ho gli scampoli a manetta, decisionismo a mille.
- Max? Sono Alice. Lo so che sei a Vercelli, me l’ha detto Stefano. Volevo solo dirti che domani pomeriggio non possiamo vederci. -
L’Ostronso impazzisce di rabbia quando deve cambiare i suoi piani. Come se dovesse fare chissà cosa.
- Non possiamo vederci nemmeno domani sera. Non possiamo vederci mai. Sì, sono una stronza, idem, ciao. -
Hey, non è stato difficile. Igor sorride. Adesso ci baciamo? :)
Il primo bacio è dolce, ha ancora il ricordo dell’innocenza. Il secondo è prepotente, e sento l’urgenza di mettergli le mani addosso. Il terzo è imperativo: scopami. Al quarto il padrone del bar ci butta fuori, andate a becciare da un’altra parte. :|
Cioè dove?
Igor smettila di trascinarmi per un gomito come se avessi due anni.
- Aliiiiiceeeee. -
Sei fuori come un poggiolo, adesso ci arrestano.
- Dammi la mano, corri, dai. -
Sono felice e sciocca come una farfalla, stiamo correndo in mezzo a caruggi semideserti, siamo tornati indietro di quattro anni, siamo due scemi, siamo fermi davanti a un portone.
- Alice? -
È una domanda, un’affermazione, una richiesta, una supplica, una pessima idea. Lo facciamo qui in mezzo alla strada, dove fa freddo freddo e tira vento? No, entriamo. Nella sezione locale della sinistra giovanile. :|
- Igor, è uno scannatoio? -
- No, sei la prima ragazza che porto qui. -
Ti devo credere? Puoi dirmelo, mi offenderò come una biscia e non te la darò nemmeno tra mille anni, ma puoi dirmelo.
- Igor, sincero. -
- Alice. -
Ecco. Basta che dica il mio nome, con quel tono, con quello sguardo, e non posso fare altro che credergli. Crederei anche a babbo natale, in questo momento. Oh Oh Oh.
Ci baciamo, ci tocchiamo, facciamo l’amore un po’ così, con i vestiti addosso, che questa stanza è gelida e come minimo mi piglio il tetano, e siamo tutti e due a disagio, oddio non te l’avevo mai visto, oddio non te l’avevo mai infilato, oddio sono le tre del mattino, Stefano mi uccide.
Igor mi accompagna a casa, poco avanti al portone c’è la macchina di Stefano, con Stefano.
- Tu sei un bastardo, tu sei una stronza, il tuo cellulare è spento e quel coglione di Max ha chiamato duecento volte per sapere dov’eri. -
È per questo che ho chiuso il cellulare, per non vedere le chiamate dell’Ostronso. Stefano, scusa scusa scusa scusissima, sono veramente desolata, non pensavo fosse così tardi. Lo abbraccio fortissimo, gli parlo all’orecchio.
- Ste, davvero, scusami, non pensavo. -
- Lo so, quando c’è in giro Igor non pensi. Ti dò cinque minuti per salutarlo, poi giuro che me ne vado a letto e ti lascio fuori casa sino a domani mattina. -
È il mio migliore amico, ho degli ottimi motivi per adorarlo. :)












