L'ormai rituale telefonata notturna.
Manfredi domanda se ho terminato di leggere l'ultimo dei tanti libri che periodicamente si premura di farmi avere.
Praticamente finito. Cosa ne penso?
Non mi è piaciuto. Qualcosa di maggiormente circostanziato?
Non so, sembra scritto per essere letto. :|
Manfredi ride. Ride in siciliano. Non so come faccia, ma è così. :)
- Mia giovane amica, ti ruberò questa frase. È deliziosamente offensiva. -
Oh. :')
Mi racconta dell'autore, di come sia giunto alla pubblicazione e dell'esaurimento nervoso del suo direttore editoriale.
Nomi e fatti che vagamente conosco per averli sentiti nominare da Alberto. Ma il papà lo si ascolta e non lo si ascolta, per definizione, mentre Manfredi... beh, Manfredi lo si ascolta e basta.
- Alice? -
- Sì? -
- Alice, domani sono a Milano. Posso chiederti se hai voglia di accompagnarmi a un reading? -
Sì, chiedimelo. :)
Aleop, oggi sono tutta frizzante. :D
Perché ho un appuntamento, un appuntamento vero, non una delle solite cose rozze tipo ci vediamo da qualche parte a qualche ora.
Perché non so quale vestito mettermi.
Perché i reading sono una rottura di coglion... hem ^_^;
Perché vedrò Manfredi. :)
Procediamo con ordine e iniziamo il sistematico saccheggio del guardaroba di mamma. Questo no, questo no, questo no, questo è da vecchia, questo forse, questo... questo sì. Un po' largo, ma ha un taglio strano, scivolato, può andare. Viola-grigio-argento, un colore che fanno solo per me, Stefano, sembra troppo una sottoveste?
- No, stronza, vai bene. Poi me lo spieghi perché devi uscire con questo tipo. -
Non devo, voglio. :)
Stai qui buono che vado a farmi la doccia.
Eccomi eccomi. Impressioni? Vanno bene i capelli? Le scarpe? Le mutande le metto o si vede il segno?
- Ali? Vaffankulo, va. -
Grazie Ste, adesso squagliati che tra dieci minuti arriva Manfredi e devo agitarmi un po'. :)
Citofono, vado, ciao ciao non so quando torno ma torno. :D
Sta aspettando davanti al taxi.
- Buonasera Alice, sei un amore. -
*blush*, di che colore sono diventata? :)
- Buonasera, Manfredi. Grazie. -
- Non ti ricordavo così alta. -
Tacchi.
Quando ci siamo visti a Venezia ero
- Scalza, lo ricordo. -
Mi ha dato un bacio in fronte.
Sono quasi completamente persa, spero solo smetta di trattarmi come una nipotina scema. :')
Arrivati.
Siamo accolti da una tipa strafiga figa figa figa che prende Manfredi sottobraccio mormorando qualcosa sui microfoni e ignorandomi.
- Alice, devo lasciarti per alcuni minuti. Puoi stare con Betta. -
- Grazie. Non è necessario. -
Questa è amichevole come un pitbull, come minimo mi azzanna un polpaccio. :|
Mi siedo in fondo alla sala, da sola. Ascolto Manfredi leggere, la sua voce mi è familiare per le tante telefonate, vederlo è tutt'altra emozione. L'accompagnamento musicale è un banale notturno ma l'effetto complessivo è magico. Per me, almeno. :)
Finito. :)
Raggiungo Manfredi, vorrei dirgli che mi è piaciuto ma non ne ho il tempo. Mi prende sottobraccio e mormora:
- Salutiamo un paio di persone e andiamo via. Per stasera, ho fatto la puttana a sufficienza. -
Questo astio mette un po' i brividi, soprattutto mentre sorride come se fosse la serata più bella della sua vita. :|
- Manfredi! -
Signore coi baffi.
- Filippo. La mia accompagnatrice per questa sera, Alice. -
Parlano.
- Scusate. -
Vado a incipriarmi il naso. Credo di essere offesa dalla presentazione. Accompagnatrice fa un po' squillo, e rimarcando che si tratta di questa sola sera sembra volersi giustificare. Guardate che questa scema non dura a lungo. :|
- Facciamo due passi, ho bisogno di respirare. -
Oddio, con l'aria di Milano forse ti converrebbe l'apnea.
Arriviamo in piazza Duomo, quasi deserta e un po' triste.
Un altro bacio in fronte.
Kavoli, adesso basta. Se non mi baci tu, ti bacio io.
Mi prende il viso tra le mani.
- Alice, no... -
- Sì. -
- Ho quindici anni più di te, se fossi tuo padre... -
Non lo sei. Baciami. Davvero. :D












